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Primavera, stagione di allergie

16/04/2015
Parliamo di disturbi allergici e possibili metodi di prevenzione ambientale con il dottor Maurizio Marogna, allergologo e pneumologo.
La primavera è una stagione critica per chi soffre di allergie. Spesso chi è allergico a pollini e a vari tipi di piante accusa disturbi non soltanto quando si trova all’aperto, ma i sintomi continuano a manifestarsi anche negli ambienti chiusi. Ne parliamo con il dottor Maurizio Marogna, Specialista in Allergologia e Pneumologia presso l’Ospedale di Circolo Azienda Ospedaliera Fondazione Macchi di Varese.

Dottor Marogna, questa è la stagione critica per chi soffre di allergie. Quali sono le principali fonti di allergeni che possono causare questi disturbi? Quali sono i sintomi che si manifestano?

Le fonti di allergeni più note sono i pollini di varie specie arboree ed erbacee. I pollini che più facilmente provocano allergie sono quelli di betulla, ontano, nocciolo, piante erbacee commestibili, segale ed erbe come artemisia e plantaggine. In caso di bel tempo, i pollini vengono trasportati dal vento per centinaia di chilometri. Negli ultimi tempi, fa parlare di sé soprattutto l’ambrosia, considerata un allergene particolarmente aggressivo. Le allergie a questa pianta, infatti, sono in rapida diffusione. Nel caso dell’allergia al polline, spesso non si soffre solo di rinite e bruciore agli occhi, ma possono manifestarsi disturbi anche ai seni paranasali, alle orecchie, alla bocca, alla gola o alla pelle. A questo si aggiungono malessere generale e disturbi della concentrazione. Nessuno può prevedere come si svilupperà un’allergia al polline se non viene curata, per esempio nel corso degli anni possono insorgere allergie ad altri pollini o anche ad alimenti. Inoltre, si calcola che nel giro di 10-15 anni circa il 30% delle persone colpite si ammalerà anche di asma allergico.
Di seguito alcuni consigli pratici per chi è allergico al polline:
- prima di andare a letto fare la doccia e lavarsi i capelli;
- intensificare le pulizie domestiche (detersione con prodotti adeguati come candeggina, formaldeide o alcool diluito);
- aerare i locali, soprattutto nelle giornate piovose;
- non fare asciugare la biancheria all’aperto;
- al rientro in casa lasciare scarpe e giacche all’ingresso;
- tenere chiusi i vetri dell’auto quando si è in viaggio.

Quali altre sostanze nocive si possono annidare nelle nostre case, provocando problemi anche a chi non soffre di allergie stagionali?

Gli acari della polvere di casa (o dermatofagoidi) sono le principali cause di allergia negli spazi chiusi. Grandi circa 0.2-0.5 mm, sono presenti in tutte le case ma non sono assolutamente un segno di mancanza di pulizia. Vivono per lo più nella polvere, con un’umidità dell’aria del 65-80% e si nutrono di materiale organico (es. frammenti di pelle umana). Sono presenti soprattutto in materassi, peluches, cuscini, mobili imbottiti, tappeti e moquette. L’allergene vero e proprio si trova negli escrementi degli acari, che si seccano e vengono respirati. I disturbi sono particolarmente gravi nel periodo in cui sono accesi i riscaldamenti e al mattino, dopo il risveglio. L’allergia agli acari della polvere può causare rinite continua tutto l’anno, congiuntivite e asma allergico con tosse.
I peli di cani, gatti e criceti, nonché gli allergeni derivanti dalle ghiandole cutanee e salivari e dalle urine o dagli escrementi di questi animali, provocano spesso allergie. Depositandosi su abiti, cuscini, coperte e materassi, è possibile che un individuo sensibile a tali allergeni starnutisca non solo a contatto con l’animale ma persino se si trova a contatto con una persona che ha quell’animale nella propria casa. I disturbi dovuti all’allergia agli animali possono manifestarsi molto violentemente e rapidamente e, oltre a rinite e lacrimazione, possono includere anche starnuti, tosse e prurito fino alle difficoltà respiratorie.
Infine le muffe, soprattutto nelle stagioni caldo-umide, diffondono le loro spore in grandi quantità, anche nelle case. Questi microrganismi si nutrono delle piante in decomposizione e prosperano in ambienti umidi e poco arieggiati: vasi di fiori, frigoriferi poco puliti, dietro armadi e rivestimenti in legno, sotto la tappezzeria, in cucina, bagno e cantina. L’allergia può manifestarsi stagionalmente o tutto l’anno. Le spore inalate o che entrano a contatto con gli occhi provocano congiuntivite, rinite, attacchi di starnuti o costrizione respiratoria; quelle assunte con il cibo causano disturbi tipici delle allergie alimentari, e talvolta si verificano anche emicrania ed eruzioni cutanee. Se non curata, l’allergia alla muffa porta non di rado all’asma con difficoltà respiratorie (dispnea).

Tra le misure di prevenzione ambientale, qual è il giudizio della comunità scientifica sull’utilità di strumenti quali climatizzatori, ionizzatori, deumidificatori, aspiratori ecc. da impiegarsi nelle case di chi soffre di allergie?

Premetto che programmi educazionali idonei dovrebbero essere disponibili per i privati, i costruttori di immobili, gli architetti, i medici (soprattutto pneumologi e allergologi) al fine di migliorare la qualità dell’aria indoor nell’abitazione del paziente allergico. Non esistono in materia studi scientifici rigorosi e metodologicamente controllati che possano permetterci di affermare che alcune tipologie d’intervento possano modificare la storia naturale della malattia allergica. Possiamo senz'altro affermare che è sicuramente utile diminuire il livello d’umidità relativa (< 45%) per ridurre il ciclo biologico dell’acaro e delle muffe, attraverso l’utilizzo di deumidificatori, aspirazione forzata, ventilazione centralizzata ma anche semplicemente migliorando la ventilazione spontanea. Inoltre l’utilizzo di dispositivi che filtrano l’aria può essere utile per rimuovere spore, muffe e forfore di animali che si trovano pressoché costantemente in sospensione aerea per la leggerezza delle loro particelle allergeniche. Sicuramente l’uso di climatizzatori d’aria può essere utile per ridurre la penetrazione di spore e pollini negli ambienti indoor. Si ricorda che i filtri devono però essere controllati e puliti periodicamente per evitare la proliferazione locale di muffe.

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