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Quali sono le temperature ottimali per il comfort negli ambienti climatizzati?

17/06/2015
Parliamo di comfort ambientale con l'ing. Federico Pedranzini del Politecnico di Milano.
Si sentono spesso opinioni discordi sull’utilizzo dell’aria condizionata nelle abitazioni. Come nel caso di molte altre apparecchiature, anche i climatizzatori devono essere utilizzati correttamente e con buon senso. Quali pratiche comportamentali andrebbero seguite, anche ai fini del risparmio energetico, e quali evitate?
Lo chiediamo all'ing. Federico Pedranzini, professore del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano.
 
Nella sua accezione più ampia il termine “climatizzazione” indica l’utilizzo di impianti integrati per controllare sia la qualità dell’aria che le condizioni di temperatura e umidità negli ambienti interni. I cosiddetti “climatizzatori” sono in realtà apparecchi che normalmente provvedono al raffrescamento dell’aria. Per quanto riguarda il periodo estivo tali apparecchi accompagnano al raffrescamento un buona riduzione dell’umidità. Se compatibili con il funzionamento chiamato “in pompa di calore” tali apparecchi possono in inverno invertire il ciclo di funzionamento e riscaldare gli ambienti, senza però arrivare a umidificare.
La più recente generazione di tali apparecchi è dotata di sistemi di regolazione piuttosto efficienti che sollevano l’utente da una gestione complicata e, in caso di corretto dimensionamento e installazione, si rivelano in grado di gestire situazioni anche gravose per entità dei carichi. Le pratiche da seguire sono pertanto quelle legate al buon senso: in generale è consigliabile limitarsi a impostare le temperature desiderate e permettere alla regolazione di compiere il suo dovere senza forzature (senza cioè utilizzare la funzione di massimo raffrescamento). Piuttosto sarà utile accendere l’impianto con adeguato anticipo rispetto all’occupazione degli ambienti. 
Nel condizionamento, la variazione brusca delle condizioni ambientali porta a funzionamenti poco efficienti e a rischi per la salute legati agli sbalzi di temperatura eccessivi o a situazioni localizzate di temperature molto diverse da quelle desiderate. 
Ci sono inoltre alcuni aspetti che influenzano molto il consumo di questi apparecchi, a parità di prestazione: l’unità esterna deve sempre essere messa in condizione di prendere l’aria comodamente e senza ostruzioni, il che dipende anche da una posa corretta e da una attenzione da parte del gestore. 
 
Ing. Pedranzini, quali sono le temperature ottimali da mantenere negli ambienti climatizzati in estate e in inverno, in relazione alla temperatura esterna e alle disposizioni legislative/normative?
 
Esiste più di una teoria in merito, quella più condivisa considera l’essere umano come un “sistema termodinamico”  che ha necessità di mantenere costante la propria temperatura smaltendo correttamente il calore (in estate) oppure cercando di trattenere (in inverno) il calore prodotto attraverso il metabolismo. 
Ogni persona ha una percezione del comfort soggettiva. In generale si può affermare che la temperatura corretta è quella che riduce il più possibile le sensazioni di discomfort e dipende da vari fattori, quali i vestiti indossati, il tasso metabolico degli occupanti, la temperatura media radiante (interna ed esterna), l'umidità e anche la velocità dell'aria. 
In linea di massima, nel caso di edifici di nuova costruzione adeguatamente isolati e i cui ambienti siano schermati dall’irraggiamento diretto, le temperature estive in grado di massimizzare la percezione di comfort sono tra i 25°C e i 26°C con rilevanti scostamenti tra i due valori in termini di consumo energetico. 
Allo stesso modo i tradizionali 20°C invernali, imposti per legge con qualche deroga (verso l’alto) per alcune categorie di edifici, sono compatibili con un elevato livello di comfort a patto che l’edificio sia ben isolato e non siano presenti superfici trasparenti di cattiva qualità.
 
Abbiamo chiesto anche al dottor Maurizio Marogna, allergologo e pneumologo dell'Ospedale di Circolo Fondazione Macchi di Varese, già precedentemente intervistato sul tema dei disturbi allergici primaverili, cosa possono provocare gli sbalzi di temperatura eccessivi nelle persone affette da allergie.


I bruschi sbalzi di temperatura, con particolare riferimento al raffreddamento del microclima ambientale, vanno assolutamente evitati nel paziente allergico: infatti i virus respiratori compiono il loro ciclo biologico in condizioni ideali a basse temperature nelle vie aeree e l’eccessivo raffreddamento dell’aria favorisce le infezioni virali. L’80 % delle crisi di broncospasmo riconoscono una causa infettiva virale, mentre solo il 20% delle crisi asmatiche sono scatenate dagli allergeni.
Pertanto i climatizzatori devono essere utilizzati con le dovute attenzioni: il loro impiego  deve mirare a un controllo dell’umidità relativa (< 45%) mantenendo una temperatura ambientale tra 19 e 21°C in inverno. In estate il raffrescamento deve essere graduale e non repentino, per evitare stress termici alle mucose respiratorie con rischio di virosi.

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