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Il ruolo degli impianti di climatizzazione nella riduzione della diffusione di Covid-19

28/04/2020
Perché la climatizzazione è utile nella lotta alla pandemia e gli impianti devono essere mantenuti in funzione.
 
In questi giorni si sente molto parlare di impianti di climatizzazione e possibili rischi di contagio da coronavirus. Cerchiamo di fare chiarezza, anche grazie al prontuario redatto da AiCARR (Associazione italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento Refrigerazione) sul tema, spiegando il perché gli impianti di climatizzazione sono nostri alleati nel ridurre i rischi del contagio, e non il contrario.
 
Si sta discutendo molto sulla possibilità che la malattia COVID-19 possa diffondersi anche nell’aria, attraverso l’aerosol, cioè minuscole goccioline d'acqua emesse dalle persone quando parlano e respirano.
Al momento non ci sono certezze e il problema principale è quantificare l’effetto della diffusione aerea sul pericolo di contagio complessivo: di certo c’è che se anche tale diffusione avesse un peso nel rischio di contagio, il nuovo coronavirus è decisamente meno contagioso per via aerea di molti altri virus, ad esempio il morbillo, come ammettono molti scienziati.
Altrettanto certo è che il contagio per contatto diretto, dovuto cioè alle goccioline pesanti emesse con i colpi di tosse e gli starnuti che raggiungono persone vicine a un contagiato, è molto più pericoloso di quello dovuto alle goccioline leggere che si diffondono nell’aria.
 
Detto questo, sia l’Istituto Superiore di Sanità che l’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliano di immettere il più possibile aria esterna nei locali chiusi. Infatti, la concentrazione del virus nell'aria esterna è estremamente bassa, tale da non contagiare nessuno.
Si può immettere aria esterna in due modi: in modo naturale, aprendo le finestre nelle abitazioni, negli uffici e nei locali pubblici anche le porte, oppure usando impianti di climatizzazione con ventilazione forzata, cioè impianti che immettono nei locali aria esterna mossa da ventilatori.
Purtroppo aprendo solo le finestre non si garantisce sempre l’immissione della quantità di aria esterna necessaria a ricambiare l’aria nel locale e si possono creare zone in cui l’aria non viene ricambiata.
Con gli impianti di climatizzazione con ventilazione forzata, invece, si immette nei locali la quantità di aria necessaria per il ricambio dove e quando si vuole. Usando tali impianti di climatizzazione si riduce il rischio di contagio proprio perché si diluisce l'eventuale concentrazione di virus all'interno dei locali chiusi.
Se il virus non è presente nell'aria esterna, ovviamente non si può trasmettere il virus attraverso i canali degli impianti in cui passa solo aria esterna.
Tuttavia, per essere chiari, bisogna dire che in alcuni tipi di impianto può capitare che ci sia un possibile aumento del rischio se ci sono ricircoli di aria tra un locale e l'altro. Questi casi sono evidenziati nelle tabelle del prontuario AiCARR, dove sono riportate anche le azioni da compiere per ridurre tale rischio.
 
Per quanto riguarda le abitazioni: in assenza di contagiati in casa non ci può essere il virus, quindi l’accensione degli impianti di climatizzazione non influisce in alcun modo sul rischio di contagio.
Infatti, se ci sono contagiati in casa è la loro presenza a determinare il rischio, che non aumenta a causa dell’accensione dell'impianto. In questo caso, le persone presenti nell’appartamento devono prendere tutte le precauzioni del caso, quanto a protezioni personali e comportamenti.
 
Per concludere, gli esperti del settore sono concordi nell’affermare che lo spegnimento dei sistemi di climatizzazione e ventilazione non è una misura utile e raccomandata per ridurre la trasmissione del virus.
Per maggiore prudenza, soprattutto nelle aree geografiche a maggiore endemia, negli ambienti non residenziali oltre al rispetto del distanziamento sociale e all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale viene consigliato di procedere con una sanificazione dei locali alla riapertura delle attività e con una pulizia giornaliera e una sanificazione periodica durante la fase di esercizio, come indicato nei documenti prodotti dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Inail. Per quanto riguarda invece gli impianti di climatizzazione, compresi quelli a servizio delle abitazioni, prima della loro accensione stagionale è necessario procedere con le normali attività di pulizia e manutenzione atte a garantirne il corretto funzionamento. 
 
Per maggiori informazioni si rimanda al sito di AiCARR, in cui oltre al prontuario sono presenti i protocolli per la riduzione del rischio da diffusione di COVID-19 mediante impianti di climatizzazione e ventilazione esistenti e in ambienti sanitari, la posizione AiCARR sul funzionamento degli impianti di climatizzazione durante l’emergenza COVID-19 e la guida su impianti e diffusione del virus nei luoghi di lavoro.
 
 

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